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mercoledì 16 marzo 2011

Torniamo a gridare "No Nukes"



Il disastroso terremoto che ha colpito la settimana scorsa il Giappone ha portato con sè, quale assolutamente logica ed ovvia conseguenza, un ulteriore peggioramento dello scenario dovuto ai terribili guasti in cui sono incorsi gli impianti nucleari in funzione nel paese.
Il partito di coloro che sono favorevoli all'utilizzo di quest'energia dalle incontrollabili potenzialità distruttive continuano, anche alla luce della straziante situazione, a compiere indefessamente il loro dovere, che consiste nello sminuire la portata di certe immani catastrofi, nell'affermare a spada tratta che l'uomo non può disporre di alternative forme di sostentamento plausibili, nel sentenziare con apparentemente incrollabile convinzione che quelli che esagerano l'entità di questi avvenimenti (che evidentemente secondo loro rientrano nella più piena normalità) non sono che dei comunisti duri a morire e fisiologicamente portati al disfattismo. Tutto ciò naturalmente dato che recitano alla perfezione il ruolo di portavoce dei centri del potere economico e politico, coadiuvati in quest'incombenza dalla gran parte della carta stampata che, asservita ai vari regimi costituiti, non garantisce un'esauriente copertura giornalistica oppure, se lo fa, si preoccupa comunque di non alzare troppo la voce e di non urtare la suscettibilità di quelli che potrebbero estrometterne i membri dal tranquillo ed appagato consesso borghese nel quale finalmente, dopo decenni di strenui tentativi, sono stati ammessi con tutti gli onori. 
Siamo in altre parole attesi al varco da un ulteriore periodo caratterizzato da oscurantismi ed ambiguità nell'informazione. Si profila l'identico scenario che si verificò - e sicuramente è ancora in auge - all'indomani del disastro di Chernobyl da dove, nonostante lo splendido progetto finalizzato alla trasparenza e alla chiarezza che Gorbaciov aveva varato appena due anni prima, continuano da circa venticinque anni a giungere, quando va bene, notizie confuse, frammentarie e smozzicate.

Eppure gli amanti dell'energia nucleare, o più precisamente della moneta sonante che se ne può ricavare, non possono invocare a discolpa della loro protetta alcun genere d'alibi. Non è permesso loro chiamare sul banco degli imputati il demonio cattivo o la leopardiana natura matrigna nè giustificare se stessi e la loro amata adducendo che taluni accadimenti non possono in alcun modo essere previsti. Insomma l'energia nucleare è causa potenziale o reale di vere e proprie ecatombi, quantunque possa ad essa venire riconosciuta una certa qual paradossale onestà di fondo. E' infatti almeno un suo diritto potersi difendere affermando che si è perfettamente coscienti degli incalcolabili rischi ai quali ci si espone, qualora si scelga di affidarsi ad essa come uno dei principali pilastri su cui fondare la vita dell'uomo.

Ciò tanto più se si considera che, specialmente in anni recenti (a pensarci bene, ormai non più molto recenti), gli appelli e le campagne finalizzati a sensibilizzare le persone affinchè si potesse rinsavire e riconoscere al mondo ed alla natura il rispetto che meritano non sono mancati. In ordine di tempo l'ultima doviziosa ed ampia mobilitazione contro il nucleare e a favore dell'utilizzo delle energie pulite ebbe luogo negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni '70, nacque conseguentemente al terribile incidente di Three Mile Island (ne parlerò in un articolo successivo), venne denominata a scanso di fraintendimenti No Nukes e fece capo ad un movimento noto sotto l'acronimo MUSE, che sta per "Musicians United for Safe Energy" (Musicisti Uniti per un'Energia Sicura).
Credo sia opportuno soffermarsi sulla prima delle parole che caratterizzano questa sigla così importante, vale a dire appunto "musicisti". Ancora una volta il paese che per altri versi ha la capacità di far arrabbiare quelli che con orgoglio si definiscono suoi figli per adozione culturale diede in quell'occasione ampia e chiarissima dimostrazione del fatto per cui dai progetti finalizzati alla sensibilizzazione delle persone in merito a determinate istanze possono scaturire riscontri senz'altro migliori qualora vengano messi in piedi sulla base di connotati manifestamente "pop". All'operazione No Nukes infatti non sovrintesero imponenti figure di tronfi politicanti o di saccenti scienziati e fisici, bensì un gruppo di musicisti facenti capo in massima parte all'area californiana i quali, pervasi ancora della cultura che aveva magicamente imperversato nel decennio precedente e dunque convinti che la musica e in genere l'arte non possono prescindere dalle necessarie consapevolezze politiche e sociali, per cinque giorni tra il 19 e il 24 Settembre 1979 occuparono pacificamente e a scopo benefico il Madison Square Garden di New York per cantare e suonare, ma anche e soprattutto per veicolare il messaggio per cui il mondo ha bisogno d'energia pulita e per cui la distinzione tra utilizzo sconsiderato ed intelligente del nucleare rientra nel novero delle capziosità e lascia perciò il tempo che trova.

Durante le stupende cinque giornate al Madison Square Garden si diede convegno il gotha dell'universo rock americano (e, come detto, specificamente californiano) di quegli anni. Un cartellone ricchissimo, tanto che elencare i nomi di tutti gli intervenuti è praticamente impossibile. Tuttavia mi piange il cuore non citare almeno Crosby Stills & Nash; Jackson Browne alla testa di una delle più grandi (sebbene non dichiarata) "all-stars band" che nel corso della storia della musica rock si sia potuto assemblare; James Taylor in compagnia dell'allora consorte Carly Simon; un emergente ma già vitalissimo Tom Petty; l'ex componente degli storici Youngbloods Jesse Colin Young che evidentemente rappresentò l'anello di congiunzione fra due decenni oltremodo ribollenti di istanze; il profeta della protesta degli afro-americani Gil Scott-Heron a testimoniare l'unità degli intenti fra le rivendicazioni dei bianchi e dei neri; i cantautori e co-fondatori del movimento John Hall e Bonnie Raitt; musicisti come Nicolette Larson e i Doobie Brothers non direttamente connessi alla componente sociale dell'evento ma imprescindibili in un programma di quel genere....

Al tempo della sua realizzazione il progetto No Nukes fu immortalato in un triplo LP che, sebbene sia ormai di reperibilità assai difficoltosa, consiglio di procurarsi a tutti i costi. Ciò naturalmente sia perchè le sei facciate contengono il meglio di quegli storici concerti, sia perchè alla ricca confezione è accluso un corposo libretto che certamente non lesina informazioni riguardo ai nefasti effetti dell'energia nucleare sulla vita dell'uomo. Forse è perchè mi è rimasto nel cuore, ma ancor oggi lo ritengo la pubblicazione più esaustiva per chi voglia farsi un'idea precisa e meno confusa sull'argomento. E' un opuscoletto agile, rapido, ricavato dalle opinioni degli stessi partecipanti al progetto; manco a dirlo, riesce a delucidare il lettore in virtù della facilità d'esposizione e della scorrevolezza "pop" che rappresentano uno dei tratti distintivi dell'Americano evoluto.

Da parecchio tempo a questa parte su No Nukes è caduto un silenzio francamente inspiegabile. Si sarebbe potuto trattare di una risorsa utilissima in ogni senso: a me ad esempio seppe trasmettere il dovere di interessarmi alle cause sociali in maniera divertente ed esaltante. Eppure, come la gran parte delle componenti dell'immaginario collettivo fuoriuscito dal mondo reale defunto all'incirca due decenni or sono, ci si è gettati No Nukes dietro le spalle con irrisoria noncuranza. Il disco è stato ripubblicato qualche anno fa in doppio CD ma alla ristampa non è stata data la rilevanza che avrebbe meritato. Il film che n'era stato tratto circolò per qualche tempo in videocassetta negli anni '80, ma nel formato digitale non ha mai visto la luce. Su Internet, altrimenti prodigo di informazioni su ogni trascurabile icona del virtuale immaginario odierno, l'evento quasi non esiste. 
Ma del resto stiamo correndo ormai a lunghe falcate verso l'inevitabile auto-distruzione. Si ostinano a non farcelo sapere ma gli avvenimenti giapponesi, unitamente a quelli passati su cui si è sempre provveduto a lavorare di pialla e di livella (per tacere di Chernobyl, che cosa accadde realmente all'indomani degli "esperimenti" francesi a Mururoa?), rappresentano qualcosa di molto somigliante all'inizio della fine. No Nukes, da parte sua e nel suo piccolo, avrebbe potuto contribuire fattivamente affinchè gli uomini stornassero dalla propria mente il progetto del suicidio di massa.

                                

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